VIVAT BEATUS EVANGELISTA NOSTER SANCTUS MARCUS VENETUS[1]
Dominium Venetum Religione Lege Iustitia Conservat Republicam. Charitate Amore Pietate Subditos. MDLXVI[2]

Treviso dopo Oderzo e Montebelluna era una delle più importanti città del territorio centrale dei Veneti Antichi, situata tra le due rive della Piave (bisogna ricordare che all’epoca la Piave si divideva in due rami prima del Montello) e della Sile e Cagnan viveva prospera di commerci e famose erano le sue fabbriche di spade Venete.

[1] Articolo di PierLuigi Ceccon
[2] Il Dominio Veneto conserva la Repubblica con la Religione, la Legge, la Giustizia, i Sudditi con la Benevolenza, l’Amore, la Pietà. 1566

 
Porta Sancti Quaranta
Porta Sancti Quaranta
Nel I° secolo a.C. divenne parte dell’impero Romano come X Regio Venetia et Histria (i territori dei Veneti Antichi stanziatisi già dal XV° secolo a.C.).
Alla caduta dell’impero Romano d’Occidente la città si vide assoggettata a vari invasori dai Goti e Bizantini, dei primi Treviso si vide dare i natali al condottiero Totila.
I Longobardi più tardi stanziarono una zecca nella città che era entrata a far parte del loro territorio, i luoghi Trevisani passarono indenni il periodo delle conquiste degli Unni.
Treviso comunque dal 1176 al 1319 (con due brevi pause, dal 1239-59 signoria dei da Romano e poi 1283-1312 dei da Camino) divenne una città-stato, essa si diede dei statuti per conservare la sua indipendenza, ma nel 1313 si vide dover affrontare in un’impari lotta con Cangrande della Scala, Signore di Verona.
Dopo varie lotte tra Signori di opposte fazioni e dominazioni straniere il 2 Dicembre 1338 le truppe della Serenissima entrarono nella città del Sile. Treviso fu la primogenita del futuro Stato de terra e fu nello stesso tempo anche la più fedele dimostrandosi baluardo indistruttibile della Veneticità. Lo si poté constatare qualche anno dopo quando i Trevigiani l’11 Febbraio 1344 non vollero essere considerati sottomessi dai fratelli Veneziani per conquista armata contro la loro volontà (come fecero Scaligeri e Austriaci) e per questo con atto pubblico dichiararono:
Riconoscenti al fratello Veneziano per la materna opera sua, con unanime deliberazione del consiglio dei trecento, le cedettero spontaneamente la città, i castelli, i beni, le regioni e le giurisdizioni.
Il periodo di pace durò poco e nel 1381-84 dopo lungo assedio fu conquistata dagli Austriaci, i quali la vendettero alla signoria dei Francesco da Carrara (1384-88). Ma i Trevigiani non ci stettero e desiderando il ritorno del buon governo Veneto insorsero al grido di: Viva il popolo di Treviso e muoia il Carrarese che ci ha sempre derubato! La sommossa ebbe come epicentro la piazza del Carbuio (dei Signori) ed il 29 Novembre 1388 migliaia di insorti provenienti dalla campagna trevigiana e dalla laguna veneta gridavano per le strade: Viva il beato evangelista, il nostro San Marco Veneto! Viva San Marco ! si formò subito un governo provvisorio e, cacciato Francesco il Vecchio da Carrara, si diedero spontaneamente alla Repubblica Veneta, dominio che durò fino al tragico 1797.
Quindici giorni più tardi il 13 Dicembre i Veneziani rientrarono a Treviso e da quel momento il 30 Novembre, festa di San Andrea e il 13 Dicembre, festa di Santa Lucia divennero feste patrie. Una processione laica partiva col Podestà da piazza del Carbuio, e un’altra religiosa, col Vescovo, partiva dal Duomo per incontrarsi alla Messa solenne nella chiesa di S. Lucia.

 
Ece Leo - PorteoEce Leo – Porteo
Per più di cento anni la città di Treviso visse in pace sotto la protezione del Leone Alato. Ma dopo la sconfitta dell’Armata Veneta ad Agnadello il 14 Maggio 1509 contro la Lega di Cambray che puntava all’annientamento dell’invidiata Repubblica Veneta e la scomunica di Giulio II, si vide dilagare della coalizione composta dai monarchi Europei nel territorio Marciano(Massimiliano d’Asburgo per l’Austria, Luigi XII per la Francia, Ferdinando il Cattolico per la Spagna, ed il Papa Giulio II).
I Trevigiani si prepararono alla battaglia nonostante che il governo Veneto avesse dato l’ordine alle varie città del Stato de Terra di arrendersi al nemico. Il popolo di Treviso da sempre fedele al governo Veneto bloccò il podestà Gerolamo Marino che stava per abbandonare la città per recarsi a Venezia.
Il Senato Veneziano decise così di fortificare Treviso per affrontare l’urto finale della Lega nominando Fra Giocondo da Verona progettista delle difese della città, più avanti con il tempo il progetto passò di mano al Bartolomeo D’Alviano già comandante dell’Esercito Veneto (vedi epigrafe in porta Santi XL Treviso) visto che il Frate tardava nel compire la sua opera.
L’esercito della Lega incombeva nelle pianure trevigiane, dopo aver abbandonato la conquista della città di Padova, Francesi e Austriaci si riunivano in un unico comando affidato a Chambanèes de la Palisse. Tra il 7 e 15 Ottobre 1511 si ebbe l’attacco decisivo contro la città che si concluse con un nulla di fatto. Treviso fu salva grazie a vari atti di eroismo del popolo Veneto non ultimo quello che vide protagonisti i Zattieri della Piave che, costretti loro malgrado a trasportare le truppe e armamenti Austriaci che approntavano l’assedio di Treviso, si affondarono in una curva del fiume nel Versante del Montello assieme al nemico. L’atto di eroismo fu premiato dalla Serenissima con il dono di una medaglia d’oro ai famigliari e orfani dei defunti e il riconoscimento di alcuni territori.
L’orgoglio Veneto nel Trevigiano fece da scudo alla capitale Venezia e per questo il Magior Consiglio nello stesso secolo donò ai Trevigiani un Leone di San Marco ubicato nella zona del portello con su scritto:
URBEM TIBI DICATAM CONSERVA (San Marco conserva la città a te dedicata).

 
Porta De San ThomasoPorta De San Thomaso – Dominus custodiat introitum et exitum tuum
Per quasi trecento anni la città si assopì nel torpore sereno creatosi attorno a lei dal mantello protettivo della potenza dello Stato Veneto, i vasti territori della Marca Trevigiana non ebbero mai periodo più fecondo e tranquillo, nemmeno nei secoli avvenire (I e II G.M.).
In questo lasso di tempo le difese delle mura cittadine erano lasciate alla confraternita dei Bombardieri, tecnici volontari specializzati nell’uso dei cannoni e di tutte le armi da fuoco; ogni tanto veniva levato un bando a sorteggio per mandarli a combattere nelle fortezze Venete d’Oriente o imbarcati nelle navi Venete. Da segnalare che una volta all’anno al Lido di Venezia accorrevano da tutto il dominio Veneto i Bombisti per gareggiare tra di loro e per parecchi anni i Trevigiani primeggiarono in queste competizioni.
Nota di una certa importanza fu il passaggio all’inizio del secolo XVIII° del Generalissimo comandante Johann Matthias Graf von Schulemburg che ispezionava le fortezze Venete del dominio de Terra dopo aver ricevuto l’incarico dal Governo Veneto (bisogna dire che il Generale von Schulemburg era il miglior comandante Europeo dell’epoca, e che la Serenissima Repubblica di Venezia non badava a spese per la propria difesa). I Bombisti Trevigiani non si fecero trovare impreparati e quando all’altezza di San Trovaso dove si trovava un presidio di controllo lo videro avanzare, segnalarono il contatto con un lancio di fuochi illuminanti che visti dai Bombardieri dentro la città fece scattare il piano di difesa delle mure cittadine. Il Generale vista l’eccellente e rapida preparazione nell’approntare un’eventuale attacco, prosegui nel suo viaggio verso le altre città murate del Veneto, notando nel suo rapporto come la provincia di Treviso fosse ben difesa dai propri volontari.
Ma questo qualche decennio più tardi non bastò a fermare l’orda Napoleonica, Treviso si trovò costretta a rispettare una neutralità che la Serenissima aveva stipulato con il Troll corso.

Ece Leo – Porta De San Thomaso
Il leone che appare sopra l’arco di ingresso è del 1875, posto a ripristino di quello originario che venne scalpellato nei giorni seguenti alla caduta della Serenissima.

Ece Leo - Porta De San ThomasoNel 1797 le torme Francesi compivano delitti di ogni genere e taglieggiavano tutto il territorio chiedendo soldi per la loro guerra contro l’Austria, ad Asolo furono fucilati e poi impiccati nel colle di Ca’Soderini a cinque padri di famiglia che si rifiutavano di dare vivande ai Napoleonici mo’ di esempio.
Nella zona della Fiera ci fu una sollevazione popolare contro dei Francesi che cercavano la rissa in un’osteria, ma nemmeno l’intervento di un reggimento di Napoleonici riuscì ad aver il controllo sulla gente Trevisana, ormai esasperata, tanto che 4 soldati di Napoleone morti, furono gettati nel Sile ed un intero reggimento messo in fuga. Del delitto se così si puo chiamare se ne occupò il Podestà e Capitano di Treviso, su insistente richiesta del comandante delle truppe di occupazione Francese.
Nota storica da ricordare è che i Bombardieri furono costretti a presidiare le mura disarmati nel rispetto delle regole della Neutralità accompagnati da truppe Francesi.
Il primo Maggio 1797 dopo gli accordi stipulati in gran segreto il mese prima a Leoben con gli Austriaci per la spartizione del territorio della Repubblica Veneta, il maledetto carcinoma di nome Napoleone, dichiara guerra allo Stato di San Marco. Ricordiamo che la Serenissima Repubblica era uno stato indipendente neutrale e pacifico, tuttavia invaso senza nessun scrupolo dalle armate francesi e da quelle austriache è trasformato suo malgrado in un campo di battaglia.
A questo punto, siamo il 2 maggio, il brigante Napoleone alle ore 8 del mattino (More Veneto) cioè le 4 del S.I., si trova a Treviso, dove prese alloggio alla Locanda dell’Imperatore (il miglior albergo della città).

MuraMura
Treviso era governata dal Provveditore Straordinario N.H. Angelo Giustinian Recanati, lo stesso andò ad incontrare il farabutto Corso nell’albergo dov’era ospitato ed è lì che ci fu l’indimenticabile colloquio così riassunto da Alvise Zorzi:
L’incontro tra il provveditore e il general in capite fu al solito burrascoso.
L’uomo del destino investì a male parole il rappresentante veneziano, ingiungendogli di levarsi dai piedi entro dieci ore, pena la fucilazione. Ma il Giustinian senza lasciarsi impressionare, rispose, a muso duro, che era stato mandato a Treviso dal Senato e che senza ordini del Senato non si sarebbe mosso da Treviso. Non solo ma rimbecco il generale, che gli snocciolava il solito rosario delle accuse contro il governo veneziano e che, adesso voleva mandarlo a Venezia per chiedere a suo conto la testa degli inquisitori di Stato; anzi, a un certo punto, stufo di tutte quelle inventive, si staccò la spada dal fianco e la porse al Bonaparte, dicendogli che si offriva in ostaggio per la Repubblica, a garanzia della lealtà e buona fede del suo governo, e che, se il generale voleva sangue, egli era pronto a offrire il proprio per la salvezza della patria. Di fronte a un comportamento, finalmente, virile e risoluto, Bonaparte si chetò, restituì la spada al Giustinian e gli permise di andare a Venezia a informare personalmente il Senato dell’accaduto.
A ricordo di questo esempio di amore patrio nel 1905 l’associazione Tarvisium-Venetiae fece porre sotto il portico della casa Giacomelli in via S.Angostino un lapide con scritto:
“Il N.H. Angelo Giustinian Recanati, Provveditore Straordinario. Qui, nel giorno 2 Maggio 1797, al cospetto di Bonaparte invasore. Difese imperterrito nel nome di San Marco, il sacro nome della Patria.”
Da quei giorni per Treviso come per il tutto il territorio Veneto ci furono soltanto carestie e disastri di ogni genere, aumentati con l’annessione nel 1866 al regno Italico dei Savoia dove si ebbe la prima diaspora Veneta per il mondo. La prima e la seconda Guerra Mondiale accrebbero il periodo di disgrazie per il popolo Trevigiano e Veneto.

Fonti e bibliografia:

•”San Francesco di Treviso una presenza minoritaria nella Marca Trevigiana”, autore Isidoro Liberale Gatti, edito da Padova Centro studi Antoniani,anno 2000.

•“L’occupazione Napoleonica del Territorio Trevigiano”, autore Giorgio Zoccoletto, edito da Atilia S.a.S. ,anno. 1997.

•“Le mura Venete di Treviso”, autore Tarcisio Zanchetta e Gruppo Archeologico del Montello; edito da Tipolitografia F.lli Liberalato Mestre, anno 1993.