
Anche se erano trascorsi ormai più di vent’anni da quell’ormai lontano 1647, anno in cui i primi turchi posero piede sotto le assolate mura di Candia, per la capitale dell’lsola, iniziava solo ora il vero assedio, quello risolutivo e per questo piy tragico e feroce. Per tutti questi anni i due Imperi si sono combattuti senza esclusioni di colpi, per mare e per terra,in ogni punto del mare Mediterraneo. L’isola di Candia era divenuta cosl il simbolo della Cristianità contro l’invasione mussulmana. Candia inoltre si trovava al centro delle rotte di tutto il levante, da qui era possibile controllare il Mar Egeo, i Dardanelli, i porti dell’Egitto e dell’Africa e questo, per gli Ottomani, era una spina nel fianco. Per i Veneziani, inoltre, si trattava dell’ultimo possedimento importante rimasto in levante per questo venne difesa ad oltranza. La presenza di una esigua forza militare e la mancanza di rinforzi successivi, trasformarono l’occupazione saracena, in un primo momento, in una passeggiata, che solo davanti ad alcune massicce fortezze viene arrestata. La città di Candia ne h la principale, alta massiccia, costruita su progetto del ingegnere militare Sanmicheli, si rivela da subito un ostacolo insormontabile. Le mura della citt` sono impressionanti. Rinforzate da un completo anello di bastioni, baluardi avanzati e fossati. Il bastione occidentale è denominato Sant’Andrea, quello orientale Sabbionera, e in mezzo il Martinengo. Oltre al fossato principale ve ne sono di minori abbinati a dei rivellini sporgenti forma di punta al fine di intensificare la difesa. Una catena di fortini avanzati sono stati costruiti oltre la controscarpa del fossato più esterno, collegati fra di loro da un labirinto di trincee e di gallerie dotate di pozzi d’aerazione e pompe al fine di estrarre acqua fresca diretta mete dalla falda freatica. Il tutto al fine di conferire la massima possibilit` d’azione in condizione di eccezionale sicurezza.
Le mine
L’assedio diventane ben presto una guerra sotterranea, fatta di scavi, mine, contromine, feroci combattimenti notturni all’ultimo sangue nell’oscurità dei cunicoli inondati, per difesa, dalle acque e dal fumo delle polveri da sparo delle mine e delle torce.
Caterino Cornaro
Nel autunno del 1666 sbarca sull’isola il Gran Visir Ahmed Kvpr|l| in persona, accompagnato da mezzi e uomini in quantità impressionante il tutto per trovare l’eroica resistenza Veneziana, trasformando il blocco della città in una terrificante guerra di posizione fino allora mai vista. Venezia nomina e invia a Candia il miglior uomo di cui disponga il Capitano General da Mar Francesco Morosini.
Il 22 maggio 1667 Kvpr|l| inizia la costruzione di un nuovo campo trincerato per i suoi 70.000 uomini, osservato dagli spalti della fortezza dal Provveditor General de Candia Antonio Barbaro, al suo fianco vi è il Luogotenente generale Wertm|ller, uno svizzero comandante dellartiglieria veneta, e 6.800 fanti della guarnigione.
Il 24 maggio Kvpr|l| lancia un terrificante attacco, deve avere la città .
Era la sera del 26 settembre 1669, dopo 465 anni sull’isola calavano le Insegne delle Serenissima Repubblica di Venezia e al posto del Leone alato saliva la mezza luna ottomana. L’assedio era durato complessivamente 22 anni.


